Capire un’emozione: meccanicismo di difesa o semplice timore?


Sentire è il verbo delle emozioni, ci si sdraia sulla schiena del mondo e si sente…” – Alda Merini
Sedersi in riva al mare, sentire il rumore delle onde che battono contro gli scogli, il suono degli uccellini che cantano in una giornata di primavera o il semplice rumore delle foglie che se pestate scrocchiano e provocano un rumore a tratti spaventoso, ma anche rilassante, il canto del vento che durante un temporale travolge tutto ciò che incontra, sono tutti aspetti della vita umana che provocano in noi delle emozioni che fanno “smuovere qualcosa” nella nostra interiorità. Sentire è il verbo delle sensazioni, è il verbo della percezione, del tormento ma anche della comprensione di noi stessi, è il verbo che Alda Merini utilizza per descrivere le emozioni. Ma sappiamo realmente che cos’è un’emozione, e soprattutto conosciamo il suo vero valore?
“Quando ti trovi ad avere a che fare con le persone, ricordati che non stai interagendo con creature logiche ma con creature emotive” scriveva Dale Carnegie per sottolineare il valore comunitario che l’emozione ha nella nostra società. Emozione deriva dal verbo emovere che letteralmente significa “muovere da”, non ci sono emozioni più significative di altre, ma ci sono emozioni che nella nostra società sono soppresse per paura degli altri o per una semplice paura di sé stessi, magari il tutto si ricollega ad un qualcosa più grande di noi che non sappiamo bene come affrontare?
Fin da piccoli siamo portati ad esprimere noi stessi, il nostro assenso o il nostro dissenso attraverso le emozioni: la gioia di un bambino che ride appena nato tra le braccia della mamma, la rabbia, così come la tristezza per la perdita di un giocattolo o di un obiettivo per un adulto, la paura del buio così come la paura di affrontare nuove situazioni, o l’ansia di parlare in pubblico per la prima volta o di un rifiuto.


Sono solo alcuni dei tanti esempi a cui potremmo ricollegare il significato di un’emozione, ma quest’ultima è molto più complessa di quanto noi possiamo immaginare. La maggior parte degli esempi citati poco prima, ha come protagonista un bambino. Ma perché pensando ad un bambino, lo guardiamo con fascino, mentre con un adulto il nostro atteggiamento cambia? Perché quando cresciamo siamo portati a nascondere ciò che sentiamo? Scelta razionale o semplice debolezza?

La vera domanda che però dovremmo porci è: “l’atteggiamento che assumono molti adulti è un meccanismo di difesa nei confronti di una società che vuole coniarci tutti allo stesso modo o semplicemente riguarda la paura di affrontare un qualcosa da cui poi potremmo difficilmente uscirne, tutto quindi si ricollega alla sfera del singolo e non necessita una dimostrazione nei confronti degli altri?”
Almeno a tutti una volta è capitato di pensare che forse sarebbe stato meglio non dare troppa importanza a quella determinata situazione, o che in quell’occasione avremmo potuto comportarci in modo diverso, non agendo in modo troppo sfrontato per poi rattristarci di ciò che si è fatto, non “battendo il pugno sul tavolo “per la rabbia o gioire prima che l’effettiva situazione fosse terminata.
Tutte queste emozioni possono essere state per noi un vantaggio che ci ha consentito di migliorare, ma possono esser state anche quella piccola goccia che ha fatto traboccare il vaso, facendoci cadere. Un’emozione se troppo forte, può impedire alla mente di riconoscere la realtà per quella che è, facendoci agire in modo non corretto perché pensiamo in modo sbagliato e di conseguenza creando una scissione tra ciò che non è, ma è solo apparente, e ciò che realmente è l’essenza delle cose. Ognuno di noi, vive la propria dimensione interiore e nel saggio di Daniel Goleman e del Dalai Lama, Emozioni Distruttive, si ha un focus su questo argomento delicato attraverso il sunto dell’incontro del 2000 fra luminari della scienza occidentale della psicologia e della filosofia, come Paul Ekman o Francisco Valera.

Lo scopo di quell’incontro, era l’analisi di queste emozioni, più nel dettaglio quelle distruttive per comprenderle, capirle per poi affrontarle.
La riflessione di questi pensatori non deve essere però interpretata con un approccio” think positive”, o come un’incentivazione a reprimere un’emozione, ma mira ad analizzare per poi se è possibile risolvere problematiche concrete. Quando parliamo di emozione negativa intendiamo uno stato d’animo che provoca sensazioni spiacevoli e influenza la percezione della realtà. L’illusione o il desiderio, la rabbia o la tristezza generano sofferenza immediata e conseguenze che combinate agli effetti negativi, creano problematiche alla singola persona. Lo stesso Paul Ekman parla di periodo refrattario, in cui la percezione della realtà è talmente alterata da un’emozione da non riuscire a recuperare informazioni necessarie per capire bene la realtà, per capire l’evento. Le afflizioni mentali coltivate quotidianamente possono infatti creare serie difficoltà nel giro sociale da parte dell’individuo, ed è per questo che molti cercano di inibire le passioni, le proprie emozioni.
Mentre da piccoli l’aspetto emotivo è espressione assoluta della naturalezza del bambino, che in tal modo riesce a comunicare, con il tempo la perdita delle caratteristiche tipicamente definite come infantili quali l’immaginazione o la spontaneità di un bambino hanno portato all’aumento del senso di responsabilità e l’aderenza al fatti concreti della realtà, atteggiamenti che dal punto di vista sociale sono apprezzati ma dal punto di vista emotivo reprimono un’importante sfera che da bambini era all’ordine del giorno.


Senza emozioni il tempo è solo un orologio che fa tic tac, però per l’impostazione che la nostra società ha assunto, ogni uomo dopo l’età infantile è portato a gestire le proprie emozioni. Da adulti, apprendiamo come tenere a bada ogni manifestazione del nostro sentire per cui alcuni riescono a mascherare la vergogna con il sorriso, la paura mostrando disinteresse o arroganza, tristezza fingendo indifferenza. Molto spesso si crede di incrinare l’immagine che gli altri hanno di noi, a volte capita di rinunciare ad arrabbiarsi o a farsi vedere tristi per paura di ciò che gli altri potrebbero pensare, o in generale per paura della conseguenza a cui tutto ciò potrebbe portare.Quando noi vediamo qualcuno piangere le reazioni possono essere di diverso tipo: c’è chi fa finta di niente, chi cerca di consolare la persona che soffre, o addirittura chi prende la distanza per l’incapacità di reggere le emozioni degli altri o per paura di essere troppo invadenti .Il tutto può essere inoltre giudicato come un ostacolo, come un segno di debolezza; ecco perché gli uomini sono portati ad utilizzare dei mezzi che in qualche modo gli facciano esprimere una parte delle loro emozioni e non un’emozione completa. Questo metodo è chiamato tecnica della ruota, gestire le proprie emozioni facendo l’azione opposta: chi è triste si isola, chi è arrabbiata attacca. Da un certo punto di vista può essere letto come un modo per avere un maggiore controllo di sé rendendosi più consapevoli di ciò che possiamo sopportare, ma da un altro punto di vista, è un qualcosa di limitativo, noi poniamo davanti a ciò che ci circonda un muro , un meccanismo di difesa che si può tradurre anche in un semplice timore.

Assodato che ci siano alcuni disturbi psicologici a cui un’emozione può portare, come un attaccamento emotivo, che si identifica nella difficoltà di lasciare andare un’emozione, o una repressione emotiva, il bloccare dell’emozione sul nascere, la strada che l’uomo adulto molto spesso persegue, non è una pratica unicamente giusta; perché quindi l’uomo riesce a fare salti tanto grandi, ma non riesce a superare il confine che gli permette di percepire la sostanza assoluta di un’emozione?
A questa domanda si risponde Paul Ekman, il quale chiarisce che la repressione da parte del singolo delle sue emozioni, da un punto di vista di difesa nei confronti degli altri o soltanto per paura, è una pratica che però porta ugualmente a riflettere, come uno specchio, l’umanità della persona. È quindi tanto utile quanto ci aspettavamo assumere questo atteggiamento difensivo?


L’emozione provata dall’individuo, per quanto egli cerchi di mascherarla, provoca inconsapevolmente delle micro-espressioni che tradiscono l’emozione frivola che gli cerca di trasmettere. Atteggiamenti come il capo leggermente inclinato o la bocca di poco aperta rispetto al solito, sono tutte azioni che rispecchiano la vera essenza dell’uomo.
Inoltre ogni condizione che l’individuo sperimenta può influenzare anche il contesto in cui egli si trova. Una persona arrabbiata, che adotta un suo meccanismo di difesa, indipendentemente da tutto provocherà rabbia in coloro che vivono il suo approccio aggressivo così come un illuso diffonderà frustrazione e chi prova desiderio, nascondendo il suo stato trasmetterà smania di possesso inappagato. Per quanto quindi gli uomini possano indossare una maschera, la propria interiorità riuscirà sempre ad emergere. Lo stesso Oscar Wilde nel ritratto di Dorian Gray scrisse rispetto all’importanza delle emozioni: voglio servirmene, goderle e dominarle.”


Per quanto possa fare paura il sentire di una nuova emozione, quest’ultima permette di farci crescere, di farci guardare con più attenzione e provare la vera essenza delle cose, dandoci la possibilità di vivere e completarci in tutti gli aspetti della nostra vita. Vale quindi davvero la pena vivere le cose parzialmente mettendo un muro davanti che ci impedisce di viverle fino in fondo?

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11 thoughts on “Capire un’emozione: meccanicismo di difesa o semplice timore?

  1. Anonimo says:

    Ciao,
    Mi sono imbattuta per caso nel tuo blog e trovo che sia piacevolmente interessante.
    Ho letto le tue recensioni e i tuoi approfondimenti letterari e devo riconoscere che sono arguti e ricchi di collegamenti calzanti!
    Se sei appassionata di testi di psicologia ti consiglio un altro libro di Goleman, se non l’hai già letto: “l’intelligenza emotiva”.
    Ottimo per cogliere spunti interessanti sulla gestione dei propri sentimenti e delle proprie emozioni.

    “ L’intelligenza emotiva coinvolge l’abilità di percepire, valutare ed esprimere un’emozione…”

    Buona lettura
    Ps aspetto altre recensioni

    1. ILARIA says:

      Ciao Pula , apprezzo tanto il tuo commento 🥰, sono davvero contenta che tu abbia trovato l’articolo interessante. È un argomento che da sempre mi affascina e soprattutto in questo periodo dove trascorriamo più tempo a casa ho avuto modo di approfondirlo. Grazie mille per il commento e per il consiglio di lettura; aspetto un tuo commento quando farò nuovi aggiornamenti 🥰.
      A presto !😜

  2. Giovannella says:

    Scritto fluido con concetti chiari, interessante…
    Analisi approfondita ed accurata delle emozioni..e ricco di citazioni di grandi autori…bella anche la citazione di Oscar Wilde….È giusto servirsi delle emozioni….goderne e sicuramente dominarle….

  3. frida says:

    Girovagando sui siti d’interesse letterario ho trovato il tuo blog…che piacevole sorpresa!
    Sai cogliere in profondità le tante sfumature sull’emotività dell’individuo.
    Continua a così… complimenti.

    1. ILARIA says:

      Sono davvero contenta che l’articolo ti sia piaciuto . È un argomento che interessa tanto anche me, il modo in cui ognuno di noi può interpretare una determinata azione e la conseguente emozione provoca un meccanismo davvero complesso , che ogni volta che è interpretato ti affascina come se fosse la prima .
      Grazie ancora per il commento , a presto !😊

  4. Giulia says:

    Le tue riflessioni profonde e interessanti nel mondo palpitante e misterioso delle emozioni ,ci inducono a vagabondare quasi senza meta nella sfera inesplorata,fragile e intensa dei nostri sentimenti.Poi,con garbo,ci conducono verso la domanda finale che diventa,per forza di cose,una domanda retorica sulla necessita’ di vivere le emozioni fino in fondo,senza intrappolarle dentro la gabbia della paura,della timidezza o del pudore.La risposta diventa cosi inequivocabile: si,vale la pena sempre e comunque vivere la vita fino in fondo,nella sua essenza,con le sue passioni e i suoi dolori,perche’ anche il dolore e’ un’emozione che,mai come in questo periodo,ci aiuta a crescere e capire.

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